L'imperatore scelse l'Isola d'Elba per il suo esilio

Poco aveva da scegliere il nostro Napoleone per il suo esilio: i casi erano due: o l'Elba, o Corfù, ma fra le due l'Imperatore decise per l'isola Toscana:

“Ho scelto l'Isola d'Elba considerando la dolcezza dei costumi dei suoi abitanti e la bontà del clima. Essi saranno l'oggetto costante del mio interessamento più vivo” (p. 38)

All'annuncio dell'imminente arrivo dell'Imperatore Napoleone, tutti gli abitanti di Portoferraio entrarono in grande subbuglio,

La Municipalità, il Comando Militare, la Vice Prefettura, autorità e personalità erano come invase da un orgasmo spasmodico. [...] Un vastissimo programma di festeggiamenti fu ideato sulla carta, ma non si poté attuare, [...] Fuochi di gioia si ridussero a dei grandi falò di stipa e a qualche “rificolona” appesa a lunghe canne, affidate a ciurme di ragazzi, che percorsero le vie del paese schiamazzando come dannati. Si sarebbero volute anche addobbare le vie, le piazze ed i bastioni con bandiere e drappi, che non esistevano. Si volevano costruire un arco di trionfo; ma se fu possibile il trionfo non fu possibile l'arco! (pp. 26-27)

Napoleone arrivò nella rada di Portoferraio il 3 maggio 1814 sulla fregata “Undaunted” ma, non sicuro dell'accoglienza della popolazione elbana, sbarcò solo il giorno dopo, prima in maniera privatissima ai Magazzini, poi ufficialmente al Molo Elba. Erano le 15.30 del 4 maggio.

Fra l'entusiasmo della folla, il maire Traditi gli consegnò le chiavi della città che, in mancanza di quelle vere, si dice fossero, a onor del vero, quelle della sua cantina dorate con la porporina.

Seguito da un corteo solenne, dopo aver attraversato Piazza della Granguardia, via S. Giovanni e P.za d'Armi (le attuali P.za Cavour e P.za della Repubblica), si diresse verso la chiesa parrocchiale (l'attuale Duomo) dove, dopo giorni di frenetiche prove e pulizie, fu celebrato il Te Deum.

In seguito andò a riposarsi al Palazzo Municipale che era già stato preparato per servirli d’alloggio.

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