Un piccolo forte testimone della presenza inglese sull'Isola

DovePortoferraio – San Rocco
Come arrivareAccedere da via San Rocco, strada laterale di via Carducci non lontano dall’ospedale cittadino, e proseguire fino ad arrivare al parcheggio di Forte Inglese.
Orari 2019Orario Forte Inglese »
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Questo piccolo forte si trova sulla collina di San Rocco fuori dal centro storico di Portoferraio, da dove si può godere di una bellissima vista sul paesaggio ed è facilmente raggiungibile tramite diverse vie cittadine. Ha avuto una storia travagliata, testimoniata dalla varietà di nomi che gli sono stati attribuiti nel corso di circa un secolo.

Voluto nel 1700 da Cosimo III Granduca di Toscana in visita all'Isola d'Elba il Forte Inglese, chiamato all'epoca Forte di San Giovanni Battista, fu realizzato per proteggere la città dagli assalti provenienti da terra.

Nel 1728 l'opera fu fatta smantellare da Gian Gastone l'ultimo dei Granduchi di Toscana, temendo che in caso di assedio, il Forte avrebbe potuto costituire più un pericolo che un rinforzo, divenendo un luogo strategico per i nemici nell'attacco alla città.

E ciò che aveva previsto Gian Gastone avvenne nel 1796, quando in risposta all'occupazione di Livorno da parte dei francesi, gli inglesi sbarcarono a Portoferraio sulla spiaggia di Acquaviva e si insediarono in quel che restava del forte che fu ricostruito e denominato "Forte Inglese". Anche se la sovranità del Granduca rimase formalmente riconosciuta, i quattrocento uomini comandati dall'ammiraglio Nelson, che si dice abbia posto il suo quartier generale proprio nel forte, lasciarono l'Elba solo nove mesi dopo in seguito a lunghe trattative diplomatiche.

Nel 1802 dopo l'assedio di Portoferraio da parte dei francesi, Napoleone allora Primo Console volle fortificare esternamente la città costruendo diversi punti per la difesa: decise quindi di demolire la fortezza, la fece ristrutturare e riarmare nuovamente facendola divenire un punto nevralgico nel sistema strategico della tutela esterna di Portoferraio insieme al Forte Montebello, alla Ridotta di San Rocco e al fortino di S. Cloud (accanto alla centrale degli ex Alti Forni di Portoferraio).

Al suo arrivo come sovrano dell'Elba nel 1814 Napoleone decise poi di riportare il Forte Inglese a nuova vita, lo fece ingrandire e ci fece collocare un grande numero di cannoni, ufficiali e soldati a presidio. Napoleone riteneva infatti che il Forte Inglese, che secondo lui avrebbe dovuto chiamarsi Forte St. Hilaire, fosse molto importante per la difesa della città e del porto e pensava che sarebbe dovuto diventare la sede della sua grande flotta imperiale quando sarebbe tornato Imperatore di tutta Europa. Come sappiamo però nel 1815 Napoleone lasciò l'Elba per non farvi più ritorno.

Tra il 1816 e il 1817 l'Isola d'Elba come il resto di Italia fu fortemente colpita da un'epidemia di tifo. Il governo Granducale aveva necessità di trovare un ambiente per internare i contagiati che fosse abbastanza grande, ma allo stesso tempo lontano dalla città e venne scelto il Forte Inglese. Quando nel 1817 l'epidemia di colera venne debellata le stanze del Forte furono ampiamente disinfettate e imbiancate, ma il Forte fu abbandonato e non più presidiato militarmente fino alla II Guerra Mondiale.

Nel 1861 a seguito dell'Unità d'Italia in tutta la penisola nasce e cresce il fenomeno del brigantaggio e in questa occasione il Forte Inglese diviene la sede dei domiciliari coatti. Di questo periodo sulle pareti del Forte è rimasta la testimonianza di un graffito probabilmente scritto da un detenuto che aveva partecipato all'esperimento didattico di alfabetizzazione compiuto nel 1865 nel carcere.

Curiosità: Prima di essere definitivamente trasferito nella Torre della Linguella all'interno del carcere venne rinchiuso, anche se per poco tempo, Giovanni Passannante e insieme agli altri carcerati costretto ai lavori forzati nelle saline di Portoferraio.

Durante la seconda guerra mondiale all'interno del Forte vi fu installata una batteria antiaerea: una torretta armata di mitragliatrice Breda da 20 mm. In seguito divenne sede abitativa per molte famiglie portoferraiesi che cercavano rifugio a causa dei bombardamenti aerei e rimase una sistemazione di fortuna per famiglie povere o bisognosi senza alloggio fino ai primi anni '80.

In seguito il forte fece da sede a numerose associazioni, artisti locali e una radio locale.

L'edificio non è molto esteso, né alto e le sue mura sono circondate da un fossato. È accessibile attraverso un ponte in cemento (che venne costruito per sostituire il vecchio ponte levatoio). Si dice che la fortezza nel sottosuolo conservi ancora dei passaggi che porterebbero verso il mare e verso la periferia di Portoferraio.

Il progetto di restauro e recupero del Forte Inglese è terminato nell'ottobre 2014, per cui dal 2015 è nuovamente visitabile.

Il Forte durante l’anno ospita esposizioni, mostre temporanee, conferenze e laboratori organizzati e gestiti dal Parco.

NAT-LAB

NAT-LAB

All'interno di Forte Inglese è allestita la sezione naturalistica NAT-LAB Museo Naturalistico dell'Arcipelago Toscano, realizzata dal Parco Nazionale Arcipelago Toscano, con la collaborazione del Comune di Portoferraio e la sezione WBA (World Biodiversity Association) Arcipelago Toscano.

Il Nat-Lab è un laboratorio naturalistico, dove è possibile esplorare lo straordinario patrimonio ambientale presente nel Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, territorio che ha ottenuto anche il prestigioso riconoscimento come Riserva della Biosfera, nell'ambito del Programma MaB UNESCO.

Nelle sale del Nat-Lab, che ospitano e conservano le collezioni entomologiche, zoologiche e botaniche delle isole toscane, è possibile scoprire la biodiversità osservandola nei suoi tre regni: terra, acqua e aria.

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Forte Inglese