La varietà dei fondali e la posizione dell’Isola d’Elba, al centro dell’Arcipelago Toscano, rendono particolarmente interessante la pesca dalla barca.
Lungo la costa si alternano secche, scogliere sommerse, praterie di Posidonia, fondali sabbiosi e zone in cui la profondità aumenta rapidamente. Spostandosi verso il mare aperto si incontrano invece scarpate e rotte frequentate dai pesci pelagici.
Questa varietà permette di praticare tecniche molto diverse, dalla semplice pesca a bolentino vicino alla costa fino alla traina e al drifting in acque più profonde.
Quali pesci si possono pescare
Le specie presenti cambiano in base alla stagione, alla profondità, alla temperatura dell’acqua e alla tecnica utilizzata.
Nei fondali costieri dell’Elba si possono incontrare: saraghi, tanute, pagelli e paraghi, orate, scorfani, gallinelle, dentici, ricciole, cernie.
Nelle acque più aperte possono invece transitare: palamite, alletterati, sgombri, sugarelli, lampughe, tonni, pesci spada. Con tecniche specifiche è inoltre possibile pescare calamari, totani e seppie. La presenza delle diverse specie non è mai costante. Correnti, vento, temperatura del mare, disponibilità di pesce foraggio e traffico nautico possono modificare rapidamente le condizioni di pesca.
Le principali tecniche di pesca dalla barca
Bolentino
Il bolentino è una delle tecniche più praticate nelle acque dell’Elba ed è adatto anche a chi non possiede una grande esperienza. Si pesca con la barca ancorata oppure in scarroccio, lasciando scendere sul fondo una montatura dotata di uno o più ami.
Tra le esche più utilizzate ci sono sarda, gambero, calamaro e totano. Le catture più comuni possono comprendere pagelli, tanute, paraghi, scorfani, capponi e gallinelle.
La profondità può variare notevolmente. Per una normale uscita costiera si possono cercare fondali rocciosi, sabbiosi o misti, evitando di ancorare direttamente sulle praterie di Posidonia.
Traina costiera
La traina costiera consiste nel trascinare uno o più artificiali mantenendo l’imbarcazione a velocità controllata. Può essere praticata lungo punte, promontori, secche e variazioni di fondale. Le prede più frequenti sono palamite, sgombri, sugarelli, occhiate, barracuda e alletterati.
È una tecnica interessante per esplorare diversi tratti di costa, ma occorre mantenere sempre il controllo della barca e prestare attenzione alle altre imbarcazioni e alle zone frequentate dai bagnanti.
Traina con il vivo
La traina con il vivo è più tecnica e viene utilizzata soprattutto per cercare dentici, ricciole e altri grandi predatori. L’esca viene trainata lentamente vicino alla superficie oppure in prossimità del fondo, utilizzando montature specifiche come il piombo guardiano.
Questa tecnica richiede una buona conoscenza dei fondali e la capacità di interpretare correttamente l’ecoscandaglio.
Pesca ai calamari e ai totani
Calamari e totani possono essere pescati dalla barca con trainetta, totanare o montature tataki. La pesca viene praticata soprattutto all’alba, al tramonto e nelle ore notturne, su fondali generalmente compresi tra la costa e le zone di media profondità. Le condizioni migliori sono spesso quelle con mare calmo o poco mosso, che permettono di controllare meglio la profondità dell’artificiale.
Sabiki
Il sabiki è una montatura composta da diversi piccoli ami decorati e viene utilizzato per pescare specie che si muovono in branco, come sgombri, sugarelli e boghe.
Può essere utile anche per procurarsi pesci da utilizzare come esca viva, sempre nel rispetto dei quantitativi e delle regole previste.
Drifting e pesca d’altura
Il drifting è rivolto soprattutto ai grandi pesci pelagici e viene praticato su secche, scarpate e fondali importanti. La barca può essere lasciata in scarroccio oppure ancorata, creando una scia di pastura e disponendo le esche a differenti profondità.
Si tratta di una pesca impegnativa, che richiede un’imbarcazione adeguata, attrezzature robuste e una conoscenza precisa delle disposizioni relative a tonno rosso, pesce spada e altre specie regolamentate.
Qual è il periodo migliore
La pesca dalla barca all’Elba può essere praticata durante tutto l’anno, ma ogni stagione presenta caratteristiche differenti.
Primavera: Con il progressivo riscaldamento dell’acqua aumenta l’attività di numerose specie costiere. È un buon periodo per bolentino, traina leggera e pesca ai predatori.
Estate: Durante l’estate molte specie si spostano verso fondali più profondi e zone meno disturbate. Le ore migliori sono spesso l’alba, il tramonto e la notte. In questo periodo possono essere praticate la traina, il bolentino, la pesca ai piccoli pelagici e alcune tecniche d’altura.
Occorre prestare particolare attenzione alle zone riservate alla balneazione e al forte traffico di barche.
Autunno: L’autunno è uno dei periodi più interessanti. L’acqua mantiene ancora parte del calore estivo, mentre diminuiscono la presenza di bagnanti e il traffico nautico. È una stagione favorevole per palamite, alletterati, lampughe, ricciole, calamari e altri predatori.
Inverno: In inverno alcune specie si avvicinano maggiormente alla costa. Nelle giornate con condizioni favorevoli si possono praticare il bolentino, la traina lenta e la pesca ai cefalopodi. Le giornate più corte e la maggiore variabilità del mare richiedono però particolare prudenza.
Come scegliere la zona di pesca
Non esiste un punto valido in ogni momento dell’anno. È più utile imparare a riconoscere le caratteristiche del fondale. Le zone generalmente più interessanti sono: secche e rilievi sommersi, passaggi tra sabbia, roccia e Posidonia, scarpate, variazioni improvvise di profondità, tratti in cui è presente pesce foraggio, aree in cui convergono correnti diverse.
La conformazione dell’Elba permette spesso di scegliere un versante più riparato in base al vento. Quando una costa è esposta al maestrale, allo scirocco o al libeccio, il lato opposto dell’isola può offrire condizioni migliori. Prima di uscire è comunque indispensabile controllare le previsioni meteomarine e non basarsi soltanto sulle condizioni osservate dal porto.
GPS ed ecoscandaglio
Per pescare dalla barca sono particolarmente utili un GPS cartografico e un ecoscandaglio. Il GPS permette di individuare secche, variazioni batimetriche e punti già esplorati, oltre a controllare rotta, posizione e velocità. L’ecoscandaglio aiuta invece a comprendere la profondità, la conformazione del fondo e l’eventuale presenza di pesce lungo la colonna d’acqua.
Questi strumenti non indicano automaticamente dove si trova il pesce, ma aiutano a interpretare l’ambiente e a scegliere con maggiore consapevolezza la tecnica da utilizzare.
Attrezzatura e sicurezza
La barca e l’attrezzatura devono essere adatte alla distanza dalla costa, alla profondità e alla tecnica scelta. Prima della partenza è necessario controllare:
- previsioni del vento e del mare;
- carburante;
- motore e batterie;
- dotazioni di sicurezza;
- mezzi di comunicazione;
- ancora e cima;
- luci di navigazione;
- orario previsto per il rientro.
Il ponte deve rimanere ordinato e libero da lenze, piombi e ami. Durante la traina o il combattimento con un pesce, almeno una persona deve continuare a controllare la navigazione.
Chi non conosce il mare dell’Elba dovrebbe iniziare con uscite brevi e costiere oppure affidarsi a pescatori e operatori locali.
Pesca responsabile
Il mare dell’Elba è un ambiente ricco ma delicato. È quindi importante trattenere soltanto il pesce destinato al consumo personale e interrompere la pesca quando si dispone già di una quantità sufficiente. Gli esemplari sottotaglia, protetti o non trattenibili devono essere rilasciati rapidamente, evitando di danneggiare branchie e organi interni.
Non devono essere abbandonati in mare o a bordo:
- lenze;
- ami;
- confezioni di esche;
- plastica;
- altri rifiuti
È inoltre importante evitare l’ancoraggio sulle praterie di Posidonia, fondamentali per l’equilibrio dell’ecosistema marino.
Regole e autorizzazioni
Per pescare nelle acque marine italiane è necessario rispettare gli obblighi previsti per la pesca sportiva e ricreativa.
Il MASAF specifica che:
- per la pesca sportiva/ricreativa del tonno rosso è necessario uno specifico nulla osta rilasciato dall'Autorità marittima competente per il porto base dell'unità; il nulla osta vale sul territorio nazionale, dura tre anni ed è rinnovabile;
- analogo nulla osta è previsto per il pesce spada, anch'esso triennale;
- per utilizzare il palangaro nella pesca sportiva/ricreativa occorre una specifica autorizzazione dell'Autorità marittima, con validità annuale;
- il palangaro non può essere utilizzato per specie bersaglio altamente migratorie come tonno rosso e pesce spada.
All’Isola d’Elba sono inoltre presenti zone in cui la pesca è vietata o limitata, tra cui aree portuali, fasce riservate alla balneazione e la zona di tutela biologica dello Scoglietto di Portoferraio.
Attenzione a Pianosa: nel mare dell'isola, fino a un miglio dalla linea di costa, la pesca è vietata. L'area è classificata come zona 1 del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano.
Tutte le informazioni aggiornate su registrazione, limiti di cattura, specie protette, divieti e ordinanze sono disponibili nella pagina generale dedicata alla pesca sportiva all’Isola d’Elba.
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